Mettiamo un tetto agli affitti dei locali commerciali!!!!

Questa è stata la dichiarazione fatta dalla “comica” in diretta sulle reti nazionali nella trasmissione di Fabio Fazio.

Littizzetto

L'ECONOMISTA LITTIZZETTOL'Italia di oggi. Nella televisione finanziata dai contribuenti italiani, l'economista Luciana #Littizzetto spiega ai cittadini – confortata dal collega professore Fabio #Fazio – che i negozi chiudono perché i proprietari dei locali, malvagi, chiedono canoni di locazione "esorbitanti". Pronta, però, la soluzione: "mettere una regola che stabilisca che c'è un tetto per gli affitti, così almeno i negozianti, poveretti, non chiudono".Geniale, perché nessuno ci ha pensato ancora? Abbiamo una risorsa del Paese e non la sfruttiamo. twitter.com/gspazianitestaP.S.Se capitasse di qui qualcuno che non lo sa, segnaliamo che il proprietario di un locale commerciale, di quegli affitti "esorbitanti", che non può aumentare per 12 anni, riesce a mettere in tasca – quando gli va bene – il 20 o 30 per cento. Il resto se ne va per pagare 7 tributi (Imu, Tasi, Irpef, addizionale comunale Irpef, addizionale regionale Irpef, imposta di registro, imposta di bollo) e le spese per la manutenzione dell'immobile, senza parlare delle perdite conseguenti al mancato pagamento del canone e ai periodi di sfitto. Ma questo i due economisti hanno dimenticato di dirlo.

Pubblicato da Giorgio Spaziani Testa su martedì 6 febbraio 2018

Apriti cielo!

Immediata la risposta del presidente di Confedilizia Spaziani Testa

che subito replica un stizzito : “ fatte li cazzi tua”

 

Ovviamente, il web ha dato gran eco alla vicenda con tanto di insulti e commenti sprezzanti vari…

( vedi commenti al post )

ma cosa ha detto la Litizzetto, di cosi impronunciabile?

 

Ha detto che molti negozi sono chiusi ( o chiudono ) anche a causa degli affitti elevati nei centri storici. E che secondo lei si dovrebbe mettere un tetto agli affitti che si possono chiedere per un locale commerciale.

Un’eresia?

NI

Certo, imporre per legge dei “tetti” arbitrari agli affitti ha un che di CheGuevaresco… ma che molte attività chiudano ANCHE a causa dei costi degli affitti dei locali, è un fatto.
La Luciana, come giustamente ha fatto notare Giorgio, è una comica e non ha le nozioni tecniche che le consentano di argomentare più approfonditamente l’argomento .

Allora proviamo a fare un’analisi noi, che siamo gli “esperti”. O quantomeno siamo a contatto tutti i giorni con queste dinamiche.

Quante volte vi è capitato di sentire o vedere aziende o attività che mollano, chiudono o si trasferiscono a causa di costi di gestione troppo elevati?

A me è capitato. E parliamo anche di grandi aziende, non solo del piccolo bottegaio.

Ovvio, l’affitto dei locali è solo UNA delle voci di spesa di un’azienda ( ve lo dice uno che per partire con la sua attività è andato in un coworking per risparmiare ) e si, è vero che i proprietari di beni immobili commerciali/industriali sono tartassati dallo zio Sam, e spremuti più di un’arancia rossa di Sicilia DOP …

Ma allora che si fa? Siamo in un classico stallo alla Messicana o per dirla all’Americana

“ A dog who eats his own tail “

( il cane che si mangia la coda, per i non anglofoni )

Piccolo dettaglio, in questo circolo vizioso ci rimettiamo tutti:

provate a pensarci!

Negozio vuoto =

  1. Proprietario che paga le imposte fisse comunque e non percepisce un reddito da un capitale immobilizzato
  2.  Un’attività che non apre
  3. Zio Sam che non percepisce imposte sul redditto ed il relativo indotto derivante da un’impresa attiva
  4. Noi intermediari che non fatturiamo un Penny e stiamo a guardare un locale vuoto

E poi diciamocela tutta: quanto brutto è vedere un negozio vuoto?? #decorourbano

Insomma che fare?!? Abbassare le tasse “non si può”, imporre un tetto agli affitti è già stato bollato come ERESIA….quindi??

Qualcuno ha provato a dire “cedolare secca per le locazioni commerciali” ma neanche ha fatto in tempo a finire la frase che è stato pubblicamente linciato.

Anche secondo me la cedolare secca nei contratti commerciali non è la ricetta per una soluzione, vedete, la cedolare secca è stato un escamotage per risolvere la piaga delle locazioni abitative in nero. Il buon vecchio zio Sam (che per una volta ne ha combinata una giusta nell’immobiliare) ha capito che tanti pagatori di “tasse basse” sono meglio di pochi contribuenti di “tasse alte”.

Il giochino non funziona però, con le locazioni commerciali, perché con le aziende è più difficile fare delle locazioni in nero. Un’attività per sua natura necessita di un contratto per ottenere permessi, autorizzazioni, bonus, scaricare i costi etc etc

LA SOLUZIONE?

Non la so.

Però dico la mia.

Il nostro, tanto denigrato stato, ha fatto un’altra cosa – a mio avviso – saggia nelle locazioni abitative, ovvero quella del concordato, sconti fiscali per canoni “calmierati” e teoricamente più bassi per i conduttori, in cambio di agevolazioni fiscali per i locatori.

Perchè non riproporre il canone concordato anche per le locazioni commerciali??

Certo nel commerciale è molto difficile stabilire delle “fasce omogenee” di prezzo, sappiamo benissimo che il valore di un negozio varia considerevolmente anche a distanza di 5 mt dalla via pedonale più visibile, o che non tutte le zone delle città sono uguali….

Ma secondo me è un’opzione WIN-WIN-WIN

– Ci guadagna l’inquilino    –>     affitto + basso
– Ci guadagna il locatore    –>     meno tasse e locale affittato
– Ci guadagna lo stato         –>    + gettito

Poi metti che l’inquilino lo trovo io, ci guadagno pure l’intermediazione 😉