Crescono i tassi sui nuovi mutui italiani

I tassi sui nuovi mutui italiani crescono al 2,24% nel mese di ottobre, trascinati da un aumento della marginalità bancaria che è facilmente riconducibile alla necessità di fronteggiare le mutate condizioni sul mercato dei titoli di Stato, con lo spread tra i Btp e i Bund che nel periodo oggetto di approfondimento aveva compiuto una non irrilevante accelerazione.

Ma che cosa accadrà nel prossimo futuro? I tassi sui mutui continueranno a crescere? Oppure stiamo vivendo una minima ricalibrazione su livelli che continueranno ad essere di grande convenienza relativa?

Effetto spread e tassi mutui

In realtà, almeno a leggere l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato dalla Banca d’Italia, i tassi sui mutui non solo sono rimasti sostanzialmente invariati per tutto il 2018, ma dovrebbero altresì rimanere su queste soglie di convenienza anche per il 2019.

Naturalmente, non mancano i rischi specifici. Tra i maggiori c’è proprio il c.d. “effetto spread”, con l’istituto di via Nazionale che sottolinea che, in caso di mantenimento del rendimento dei titoli di Stato su queste soglie, le banche potrebbero ritoccare al rialzo la propria marginalità, andando così a gravare sulle tasche dei nuovi mutuatari.

Poco, o nulla, dovrebbe invece mutare per la platea dei debitori che hanno già in corso un mutuo: la stessa banca ci ricorda come il 40% delle consistenze sia contraddistinto da un mutuo a tasso fisso per almeno 10 anni, e che la rimanente quota è prevalentemente occupata da mutui a tasso variabile indicizzati sull’Euribor, ovvero su un parametro che non viene direttamente inciso dall’aumento del rischio del debito sovrano.

Buona la tenuta delle famiglie italiane

Per Bankitalia, le buone notizie sembrano arrivare anche dalla capacità di rimborso dei debiti, che nel 2018 si è mantenuta su livelli soddisfacenti grazie alla crescita del reddito disponibile e dei bassi tassi di interesse.

Anche alla luce di ciò, trova facile giustificazione il leggere come la quota dei prestiti deteriorati sul totale dei finanziamenti alle famiglie si sia ridotta al 7,7%, ben 3 punti percentuali in meno di quanto non si fosse registrato 3 anni prima, e come la quota di nuclei vulnerabili nel 2019 dovrebbe rimanere sotto il 2% del totale delle famiglie.

I tecnici sottolineano come si intende per nuclei vulnerabili quelle famiglie che hanno un ammontare limitato di attività finanziarie a disposizione e utilizzabili per poter fronteggiare eventi avversari. I depositi di tali famiglie sono generalmente sufficienti per poter garantire il pagamento di circa 10 rate mensili, rispetto alle oltre 30 delle altre famiglie con mutui.

Per quanto concerne gli scenari futuri, per Bankitalia un incremento dell’Euribor a 3 mesi superiore di 100 punti base nel 2019, condurrebbe la quota di debito a rischio al 12,3%, contro l’odierno 11,3%. In uno scenario ancora peggiore, con variazioni dei tassi superiori a quelle registrate storicamente, il debito a rischio salirebbe al 13,7%, mentre le famiglie vulnerabili sarebbero pari al 2,1%.

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