Stock immobiliare in crescita, ecco i dati di fine 2018

Lo stock immobiliare continua a crescere, e lo fa con un buon dinamismo che non ha interessato tutti i gruppi e tutte le categorie catastali. Stando a quanto suggeriscono gli ultimi dati delle Statistiche catastali dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, infatti, le unità immobiliari censite negli archivi catastali italiani hanno toccato quasi quota 75,5 milioni di immobili o loro porzioni, in crescita dello 0,6% rispetto al 2017 (+ 400 mila unità).

La composizione dello stock

Entrando più nel dettaglio statistico, emerge come lo stock immobiliare sia rappresentato per l’88% da unità di proprietà di persone fisiche, e per l’11,5% è invece detenuto da persone non fisiche. Una quota residua riguarda invece le proprietà comuni, ovvero i beni comuni censibili.

Evidentemente, come era lecito attendersi, la quota predominante di unità immobiliari con intestatari persone fisiche spicca nei gruppi A e C, con percentuali intorno al 90%, mentre risulta essere meno accentuata per le unità di categoria A/10 (Uffici e studi privati), all’interno della quale poco più del 56% risulta essere detenuta dalle persone fisiche. La quota di stock con intestatari persone non fisiche è invece pari a quasi il 90% per le unità dei gruppi B e E, e risulta essere pur prevalente (per quanto con maggioranze meno bulgare, pari a circa il 55%), per gli immobili del gruppo D.

La rendita catastale

La rendita catastale che risulta essere complessivamente attribuita allo stock immobiliare italiano per il 2018 ammonta a quasi 37,5 miliardi di euro, di cui il 61% è relativo a immobili di proprietà di persone fisiche (più di 22,8 miliardi di euro), mentre il restante 39%  circa (più di 14,5 miliardi di euro) è detenuto dalle persone non fisiche. Risulta essere pari a poco meno di 30 milioni di euro (cioè, lo 0,1% del totale) la rendita catastale che è attribuita ai beni comuni censibili. Rispetto ai dati del 2017, la rendita catastale è cresciuta dello 0,5%.

Dando uno sguardo alla distribuzione della rendita catastale, rileviamo come sia preponderante la quota del gruppo A (tranne A/10), con 17 miliardi di euro, e la quota del gruppo D, con 10,5 miliardi di euro.

Lo stock immobiliare a destinazione residenziale

Chiudiamo infine con un breve riferimento alle unità immobiliari censite nelle categorie catastali del gruppo A (con eccezione della A/10), ovvero quelle che sono costituite da abitazioni.

Sempre secondo i dati che sono stati forniti dalle Statistiche catastali, al 31 dicembre 2018 risultano in essere circa 35 milioni di unità residenziali, ovvero 92 mila unità in più di quelle che erano state rilevate l’anno precedente.

Nel maggior dettaglio, crescono le abitazioni civili e di tipo economico (A/2 e A/3), i villini (A/7), le abitazioni e gli alloggi tipici dei luoghi (A/11), con tassi non superiori al punto percentuale. Di contro, calano le abitazioni signorili (A/1), le abitazioni popolari (A/4), le ville (A/8), i castelli e i palazzi di pregio (A/9), e con tassi ancora più accentuati, le abitazioni di tipo ultrapopolare (A/5) e le abitazioni di tipo rurale (A/6).

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